I negozi del centro possono farcela? Sì, ma servono nuove idee e nuovi modelli

     Local business      Claudio Gagliardini

I negozi dei centri storici continuano a chiudere, lasciando le strade e le gallerie desolate. Quello che un tempo era ritenuto un tesoro oggi sembra non valere più nulla, ma si tratta di un grave errore prospettico. Invertire la rotta è possibile e doveroso.

I negozi del centro possono farcela? Sì, ma servono nuove idee e nuovi modelli

Sempre più spesso nei centri storici delle città i negozi chiudono, lasciando desolate le strade e le gallerie che fino a qualche anno fa pullulavano di gente e di commercio. È un duro colpo per l’immagine delle città, per la loro economia e per la capacità di attrazione che, nonostante tutto, l’Italia continua a mantenere, sebbene in costante calo.

Perché chiudono? Perché i centri città stanno cambiando volto, rendendo molte attività non più competitive, soprattutto rispetto ad un target esclusivamente locale. Ma non soltanto per questo. La causa principale va ricercata nell’incapacità di molti commercianti di tenere il passo e di comprendere, ad esempio, quanto le nuove tecnologie stiano impattando sul business.

In una città moderna e funzionale, il centro storico rappresenta un polo di attrazione turistico e una meta di divertimento per i residenti e per gli abitanti delle aree limitrofe. In centro tutti siamo turisti, per semplificarla all’essenziale, ma con molte differenze, tra chi viene da fuori e chi no.

Ragioniamo sui punti in comune: in centro tutti cercano svago, cultura, eventi, momenti di aggregazione. Tutto quello che infastidisce un gran numero di residenti che, infatti, a poco a poco lasciano il centro per aree della città più tranquille.

Aree in cui trovano tutto quello che avevano in centro, in termini di occasioni di shopping, e anche molto di più. Fuori dal centro si compra a buon mercato e di tutto, cosa che anche chi si ostina a restare sa benissimo, facendo visita a un centro commerciale almeno una volta alla settimana, piuttosto che pagare di più e dover girare per ore in centro.

Quando questa categoria di persone torna a passeggiare in centro, dunque, non cerca beni di prima necessità o prodotti che altrove pagherebbe meno, ma cose diverse, particolari, uniche e degne di un investimento extra fatto durante una giornata o un pomeriggio di svago, tra musei ed eventi.

La stessa esigenza, se ci riflettete, che può avere un turista, da lontano o da vicino che venga. Souvenir, cartoline e gadget stanno sempre più perdendo terreno, in favore di acquisti più particolari, che siano tipici del territorio o di difficile reperimento altrove. Ricordi di qualità, piuttosto che paccottaglia, o articoli unici nel loro genere.

Cosa funziona in centro, dunque? Perché ostinarsi ad aprire o a tenere in vita con il polmone d’acciaio attività commerciali che non hanno nessuna possibilità? E soprattutto: perché considerare il web un nemico, come fanno in troppi, quando usandolo nel modo giusto è il migliore degli alleati?

In centro funzionano i negozi particolari, diversi da tutti gli altri, con prodotti locali di qualità oppure con articoli difficili da trovare in giro, Funziona questo e funzionano le attività ristorative, i bar che sanno distinguersi, i locali che ti mettono voglia di entrare e di provare qualcosa di nuovo o di tradizionale, autentico, genuino.

Tutto il resto non serve. Serve invece conoscere il web e usarlo nel modo giusto, per diventare un punto di riferimento nel nostro settore e farci conoscere da chi viene da fuori, sfruttando la leva di chi già ci conosce e ci apprezza. Se sapremo farlo, in breve inizieremo anche a vendere in rete, contrastando in modo efficace e sostenibile gli inevitabili periodi morti che in qualsiasi contesto mettono a dura prova gli esercenti.

Non è più possibile contare soltanto sulla clientela a carattere locale, tanto meno se quello che vendiamo non è esclusivo e di difficile reperibilità. Occorre quindi ampliare gli orizzonti e creare negozi che sappiano rendere onore al centro storico di una città, oltre che generare utili.

Negozi e attività commerciali capaci di diventare un brand, che sappiano incarnare lo spirito più autentico del proprio territorio o esserne assolutamente al di fuori, puntando su altre suggestioni o su altre caratteristiche, che derivano dalle competenze del titolare o dei suoi collaboratori, da una passione, da uno stile di vita o da un particolare trend.

Al bando le attività anonime e prive di carattere, che faticherebbero ovunque a tenere alzata la serranda e che in centro sono destinate alla rovina. Al bando i cloni, i duplicati, le repliche. La gente è stanca di trovare le stesse vetrine in tutte le città e cerca di meglio. Il successo senza tempo di aree commerciali come quella di Ponte Vecchio a Firenze, dimostra chiaramente come la distinzione sia da sempre una carta vincente.

Il problema è che abbiamo smesso di immaginare un’innovazione che possa andare nella direzione dell’originalità. Le grandi tradizioni cittadine del passato, come quella dell’oreficeria e della pelletteria a Firenze, o dei vetri d’arte nel veneziano, per intenderci, non trovano eredi nel commercio moderno, che invece è stato divorato dai grandi brand e dalle catene.

Oreficeria a Ponte Vecchio FirenzeÈ lo spirito di Ponte Vecchio, che bisognerebbe ritrovare. La capacità di ciascuna città di farsi polo di una qualche eccellenza, piuttosto che ricettacolo del peggio che la globalizzazione possa offrire. Ecco perché la rete può davvero salvare il commercio locale, se si è disposti a far rete non solo sul web, ma anche sul territorio, sollecitando politiche condivise e consapevoli.

Fare commercio tra le vie del centro non è soltanto più un business per extracomunitari arrembanti, pronti a rilevare attività storiche per degradarle a bazar senza anima e di dubbio gusto. Occorre soltanto prendere atto di un cambiamento radicale e correre ai ripari, partendo dalla conoscenza e dall’uso delle nuove tecnologie e dallo studio del territorio e delle sue reali esigenze e opportunità.

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