Social Media e aziende: cosa e quanto postare su ciascun canale

     Social Media Marketing      Claudio Gagliardini

La presenza di un'azienda sui canali sociali implica la consapevolezza della natura di questi media e delle loro caratteristiche e finalità. Perché aprire un account? Cosa e quanto postare? Qualche consiglio pratico e alcune riflessioni.

Social Media e aziende: cosa e quanto postare su ciascun canale

PREMESSA – Questo post non ha la pretesa di rappresentare una guida, né tanto meno di suggerire buone pratiche trasversalmente valide in tutti i contesti e per tutte le attività. Non esistono regole assolute, non esistono formule magiche, quando ci riferiamo al Social Media Marketing, ma tracciare una rotta si può e si deve, per non utilizzare questi media in modo frammentario e senza una strategia.

Ci limiteremo, pertanto, ad analizzare le potenzialità e le caratteristiche di ciascun canale e a offrire qualche spunto di riflessione, per cercare di demarcare chiaramente quale sia la linea di confine tra un uso autorevole, coinvolgente e costruttivo di questi mezzi, e una non infrequente deriva autoreferenziale, spammosa, aggressiva e correlata ad una concezione meramente quantitativa, piuttosto che qualitativa.

Torniamo alle basi: a cosa servono i social media, nella strategia di comunicazione e di marketing di un’azienda? Come si posizionano, in un ideale campo di calcio, se paragoniamo i diversi ambiti del social media marketing a giocatori? Ne abbiamo trattato qui “I Social Media? Metteteli al centro della strategia di marketing!”, ma è bene riassumere rapidamente: i social media non sono giocatori d’attacco, ma di centrocampo e di difesa. Essi servono a costruire il gioco e a proteggere la porta, intercettando gli attacchi e facendo ripartire la squadra.

I social media, sono dunque preziosi canali di costruzione, che servono a intercettare il proprio pubblico, a creare un’audience e una community, a intessere relazioni, ad ascoltare, a dialogare, a raccogliere critiche, commenti, suggerimenti e proposte. Essi sono il sorriso accogliente dell’azienda, non i commerciali invadenti e pronti a raccogliere firme sui contratti.

In cosa si traduce tutto ciò? Quali sono le “linee guida generali” per un buon utilizzo dei canali sociali da parte di un’azienda? Proviamo a fare qualche esempio banale:

  • un’azienda non può permettersi di perdere tempo, ma se ascolto, relazione, dialogo e interazione vengono considerati tempo perso, o di secondaria importanza rispetto alla fase commerciale vera e propria, allora i social media è meglio evitarli del tutto;
  • chi posta o commenta da un account aziendale dovrebbe sempre parlare a nome dell’azienda, senza esporsi troppo, a meno che non ci sia un parere ufficiale della stessa. Un azienda non può rispondere “secondo me”, ma dovrà usare la forma plurale “secondo noi” e ricordare sempre di essere un’entità plurale, che non può permettersi personalismi o eccessive confidenze;
  • occorre scegliere un registro di comunicazione e un tono di voce che siano coerenti e declinabili sui diversi canali senza eccessivi stravolgimenti e senza rischiare di apparire schizofrenici;
  • post interlocutori come “buongiorno a tutti”, “come state passando la giornata”, “siete pronti per questa nuova stagione” o similari, non sono banditi in assoluto o sconvenienti in quanto tali, ma vanno inseriti in un registro e in una strategia di comunicazione che preveda una presenza costante e un alto livello di interazione e di coinvolgimento, che non tutte le aziende possono supportare e che non a tutte si addice.

Ciò premesso, ecco una breve analisi di come si possano sfruttare alcuni dei canali più popolari in rete.

 

FACEBOOK

Sulla “piazza grande” dei canali sociali, un post al giorno è un ritmo più che accettabile. Una frequenza che ci permette di concentrarci bene sul contenuto, sull’immagine da utilizzare a corredo del post, sulla forma, sulla call to action, perché generare interazione e coinvolgimento è l’obiettivo che dobbiamo sempre perseguire.

Pubblicare un post al giorno, non significa palesarsi ad una determinata ora del giorno, per postare e poi sparire, salvo rispondere ai commenti o verificare le condivisioni. Quest’ultimo aspetto è fondamentale. Occorre sempre tenere d’occhio chi condivide i nostri contenuti e partecipare anche alle discussioni che ne derivano, cosa che in troppi sottovalutano o non fanno.

Oltre al post del giorno, però, è bene condividere occasionalmente post e contenuti di altre pagine o di utenti, non soltanto in relazione alla nostra azienda, ma anche a tematiche correlate o accadimenti che in qualche modo possano essere riletti o interpretati.

Il nemico numero uno della presenza di un brand o di un’azienda sui social media, Facebook su tutti, è l’autoreferenzialità. Una pagina Facebook (perché un’azienda è presente con una pagina, non con un profilo, ovviamente) assomiglia a uno spazio privato all’interno di un’area pubblica immensa, vagamente delimitato da una copertina e da un logo. Non siamo propriamente a casa nostra, ma su una “terra di confine” in cui parlare solamente di noi stessi significa essere abbandonati all’istanza, per uno spazio più accogliente e più interessante.

 

TWITTER

Canale molto diverso da Facebook, di cui valutare attentamente adozione e finalità di utilizzo. Non si tratta di un vero e proprio social network, ma piuttosto di un information network, basato su uno scambio di informazioni su scala globale, in tempo reale, tematizzate attraverso l’uso dell’hashtag.

Twitter è la piattaforma che ha cambiato l’informazione, avvicinando le persone al giornalismo partecipativo, all’idea di essere ciascuno un media, un canale e una fonte. Da questo punto di vista le aziende avrebbero enormi opportunità, ma troppo spesso finiscono per sprecarle, o per non comprenderne la portata.

Oltreoceano si sbandiera spesso il mantra secondo cui le aziende dovrebbero diventare in qualche modo dei “publisher”, degli editori, facendosi carico di un importante lavoro di produzione e di diffusione di contenuti. Twitter in qualche modo esalta questa tendenza, spingendo i propri utenti a diventare fonti autorevoli per la propria materia, per i propri interessi e per le proprie competenze.

Su Twitter un’azienda dovrebbe ascoltare a lungo, prima di iniziare a postare qualcosa di suo. Ascoltare, seguire utenti e fonti interessanti in relazione al proprio mercato, iniziare ad interagire e poi postare, per un massimo consigliato di 3/5 volte al giorno, senza spammare prodotti o servizi, ma fornendo informazioni rilevanti.

Mai come su questo canale, l’obiettivo è quello di rappresentare un hub, uno snodo in grado di veicolare le informazioni più rilevanti del proprio settore, attraverso i propri contenuti o retwittando o condividendo contenuti terzi, mettendo in luce fonti altrettanto affidabili e autorevoli.

Twitter è inoltre adatto per fare “live twitting” di eventi che non sono coperti in streaming o in diretta TV, altra ottima opportunità per le aziende che vogliano aumentare l’interesse e l’interazione attraverso l’uso degli hashtag, che diventano veri e propri poli di attrazione per allacciare nuove relazioni. In questo caso si può twittare molto più che 3-5 volte, ma occhio a non superare i limiti giornalieri e orari di tweet per account, che penalizzano chi twitta compulsivamente.

La caratteristica più evidente di questo mezzo è la sinteticità dei messaggi e la loro capacità di raggiungere uno specifico target, grazie all’uso degli hashtag. È dunque consigliabile riproporre, con moderazione, gli stessi contenuti (es. un blog post) declinati su punti di vista differenti e su diversi target.

 

LINKEDIN

Ottimo canale per promuovere contenuti di tipo professionale, oltre che per sviluppare connessioni e partnership importanti. Non occorre postare molto, ma è bene lavorare in sinergia con i profili personali dei propri collaboratori e interagire sui post delle proprie connessioni.

Da sfruttare i gruppi, ma non per postare link o proporsi in modo autoreferenziale. I gruppi sono invece un ottimo strumento per collaborare e affrontare tematiche connesse al proprio mercato e alle proprie competenze.

 

GOOGLE PLUS

La piattaforma sociale di Google è molto più che un social network. È un servizio d’identità e di relazione, ottimo per proporre i propri contenuti in modo targettizzato e per aiutare il motore di ricerca a comprenderne il senso, il valore e l’audience.

A differenza di altre piattaforme sociali, infatti, Google Plus esprime le sue potenzialità in relazione alla nostra capacità di segmentare il nostro target, di creare delle cerchie tematizzate con cui interagire e verso cui veicolare i nostri contenuti, le relazioni e le conversazioni.

Su G+ è consigliabile postare gli stessi contenuti che condividiamo sugli altri canali, senza investire troppo tempo a programmare un piano editoriale dedicato, ma con la massima attenzione al target cui essi dovranno essere veicolati: cerchie e/o community, pubblico o privato.

Il tempo investito su G+ serve alla nostra azienda quanto al motore di ricerca, per comprendere meglio quale sia la nostra attività e quali i nostri ambiti di lavoro e per creare relazioni e legami che potranno portarci in futuro a realizzare App e servizi dedicati, sfruttando le API di Google e la forza di una community che già ci conosce e che già interagisce con noi.

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