Google Plus, primo comandamento ESSERCI

     Social Media Marketing      Claudio Gagliardini

Essere presenti su Google+ non è un'opzione, per chi lavora in rete. Il servizio di identità di Big G è un percorso obbligato per il personal branding e per la brand identity.

Lo scrivo e lo dico da ormai quasi tre anni. Da quando, il 28 giugno 2011, fui tra i primi in Italia a capire che la nuova creatura sociale di Big G, Google+, non sarebbe stato l'ennesimo flop alla Buzz o alla Wave, ammesso che di fallimenti si trattasse, piuttosto che di un percorso di avvicinamento a G+.

Ieri sera, mentre la nostra Nazionale cercava di farsi strada in Brasile contro l'Uruguay, l'ho ribadito agli impavidi che hanno preferito ascoltare, nell'ultima sessione del Social Media Marketing Day di Milano, gli speech di Andrea Albanese, di Davide Licordari, del sottoscritto e di Roberta Martinelli, piuttosto che tifare Italia davanti alla TV.

Google+ non è un'opzione, ma un percorso obbligato, per chi lavora in rete, per le aziende, per i professionisti e per chiunque ritenga che la propria presenza online sia un patrimonio di cui prendersi cura, piuttosto che un inutile vezzo.

Perché G+ non è l'ennesimo social network di cui non si sentiva l'esigenza, come sono in troppi a sostenere, ma il motore di identità di Google, il più importante motore di ricerca del globo, che ha il potere di renderci visibile in rete e di farci trovare da chi cerca il nostro nome, le nostre competenze, i nostri servizi, le nostre aziende e tutto quello che facciamo e che vogliamo veicolare attraverso il web.

Si tratta di un progetto ancora acerbo, è vero. Di sicuro non fa i numeri di Facebook, in quanto a piattaforma sociale, ma il punto non è questo. Il punto, a ben vedere è tutto in quel "PLUS", che non potrebbe meglio descrivere il senso di questo progetto e di questa piattaforma.

Non è difficile per nessuno comprendere e ammettere che Google sia una vera potenza della rete, se non addirittura la più grande e la più importante al mondo. Da tre anni a questa parte, però, questa potenza ha rilanciato con un "plus", con un'opportunità in più, con un "social layer" che ci permette di non essere più spettatori passivi del lavoro di Google e dei suoi spider, ma parte in causa e protagonisti.

Quello che è difficile comprendere, a chi non abbia ancora respirato l'essenza più genuina di questa piattaforma, è che Google sta mettendo in atto una vera e propria "rivoluzione copernicana", in cui l'utente diventa il centro dell'universo e non più una delle tante stelle lontane e poco luminose.

Con Google Plus chiunque in rete ha la possibilità di farsi presente a Google e agli altri utenti senza dover passare necessariamente ed esclusivamente dal motore di ricerca e dai suoi incontentabili ragni, sempre pronti a metterci in un angolo nascosto solamente perché non ci hanno compresi e non sanno valutarci.

A questo serve, più di ogni altra cosa G+: a darci l'opportunità di raccontarci e di spiegarci a Google, dicendogli chi siamo, cosa facciamo, dove viviamo, dove lavoriamo, se e cosa scriviamo in rete, quali canali utilizziamo, se abbiamo un sito oppure no, qual'è la nostra rete sociale, cosa ci interessa, etc.

Vi fa paura, tutto questo? Ve lo dico onestamente, se la risposta è si non è G+ il posto sbagliato per voi, ma la rete. Google+, infatti, non fa nulla di più di quello che accade quotidianamente in rete, in cui i vostri dati e i vostri comportamenti sono monitorati e raccolti in moltissimi modi, molti dei quali al limite della legalità e comunque quasi sempre a vostra insaputa.

Cosa che non avviene soltanto sul web, del resto. Oggi le nostre vite sono spiate da centinaia di enti, organizzazioni e dispositivi, dalle telecamere in strada al tracciamento delle nostre carte bancarie, a quello dei nostri telefoni cellulari. La privacy è un concetto che il XXI secolo ha stravolto e che nessuno vivrà mai più come fu nel passato.

Giù la maschera, dunque. La rete è fatta per chi non ha nulla da nascondere, per chi dice le cose come stanno, per chi accetta di essere autentico e di mostrarsi per quello che è, mettendoci la faccia, il nome, la reputazione. Ecco a cosa serve G+: è l'anagrafe della rete e i profili e le pagine degli utenti e delle organizzazioni saranno sempre più "il passaporto" per la rete, rilasciato da Big G.

Non ci credete? Datemi qualche anno di tempo per dimostrarvelo, perché su G+ io ci ho scommesso sin dall'inizio e ci ho messo la faccia personalmente. Cosa che dovreste fare anche voi, permettendo a chi vi cerca per qualsiasi ragione di trovarvi agevolmente, sul più importante motore di ricerca del mondo. Vi aspetto su G+, datemi retta: https://plus.google.com/+ClaudioGagliardini.

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