Social Media: essere autentici e genuini è l’unica strategia di successo

     Social Media Marketing      Claudio Gagliardini

Il Social Media Marketing funziona davvero? Ed esistono strategie o modelli vincenti, su questi canali? Certo, ma occorre prima di tutto lavorare sull'azienda e renderla davvero "sociale" e in grado di intrattenere relazioni autentiche.

Social Media: essere autentici e genuini è l’unica strategia di successo

Qual è la formula magica del successo sui media sociali? Quali sono le strategie vincenti, per trasformare una pagina Facebook o un account Twitter o una qualsiasi presenza sulle piattaforme sociali della rete? Come si può coltivare la “viralità” dei contenuti? Saremmo ultramilionari, se avessimo le risposte a queste domande, o anche solo delle soluzioni pronte per l’uso. Di risposte e di soluzioni non ce ne sono, perché c’è un solo modo per avere successo in rete: essere unici, autentici, genuini.

Non è però semplice, per la maggior parte delle aziende, perseguire questi obiettivi. Decenni di cultura della pubblicità hanno insegnato loro che “indorare la pillola”, se non addirittura mentire in modo sfacciato, sia la strada migliore per ottenere risultati certi in termini di vendita, aspetto cruciale su cui si tende a concentrare la maggior parte dell’attenzione.

Certo, vendere è fondamentale per le aziende, ma se non si torna a considerare quest’obiettivo come un traguardo da raggiungere con le proprie gambe, con la fatica e con l’allenamento, piuttosto che con il doping della pubblicità, è del tutto inutile cercare nuove strade e nuovi canali. Forse addirittura dannoso.

Prima di domandarsi come sia possibile “spakkare” su Facebook, o su Twitter, o Pinterest, Instagram & Co., è dunque indispensabile che le aziende facciano un passo indietro (che in realtà è un passo in avanti) e provino a guardarsi dall’esterno, per capire se il loro approccio sia compatibile con questi canali e se sia davvero arrivato il momento di comunicare in un modo diverso, più semplice e più genuino.

Il traguardo, il goal, è la conseguenza di un percorso e di una filiera, non il fine ultimo da perseguire a prescindere, in qualsiasi momento e da qualsiasi step della filiera. Per vendere qualcosa occorre studiare il mercato, analizzare le necessità e i gusti dei consumatori, fare decine di test e sondaggi preliminari, progettare, creare prototipi, riprogettare e passare attraverso decine di stadi intermedi, prima di arrivare alla vendita.

Questo passaggio cruciale, è figlio dell’impegno e dell’investimento fatti in mesi o addirittura anni di studio e di applicazione; è una conseguenza di questo investimento, non un processo da esso distinto, in grado di compiersi in modo autonomo e indipendente dalla qualità e dalla bontà dei passaggi che lo hanno preceduto.

Tornando ai fondamentali, dunque, le aziende devono cambiare prospettiva e tornare a considerare il marketing come un’attività organica rispetto all’intera filiera. Debbono tornare a chiedersi:

  • chi siamo?
  • perché facciamo questa attività?
  • qual è la nostra filosofia aziendale?
  • in cosa siamo diversi dai nostri competitor?
  • a chi ci rivolgiamo?
  • perché dovrebbero comprare da noi?
  • in cosa siamo davvero bravi e come possiamo farlo percepire?
  • come e cosa abbiamo comunicato finora?
  • la nostra reputazione rispecchia davvero la nostra identità?

Se davvero si vuole iniziare a far bene in rete, queste domande sono assolutamente ineludibili.  Esse rappresentano la base su cui costruire un’epoca nuova, in cui l’azienda possa finalmente esprimere la propria identità e i propri valori senza il filtro ingannevole e distorsivo della (vecchia) pubblicità.

È a valle di questo importante momento di riscoperta, che nasce l’opportunità di comunicare sui media sociali. Solamente dopo aver recuperato la propria genuinità, oltre che la disponibilità a metterla in capo, sarà davvero possibile mettersi a tavolino e ragionare sulle piattaforme più adatte, su cosa e come comunicare, sulle modalità di raggiungimento e di coinvolgimento del target e sulle strategie.

Tutti quelli che hanno ottenuto dei risultati sui social media hanno saputo fare questo: mettersi in luce per quello che sono davvero, con spontaneità, genuinità e autenticità. Non esistono trucchi o magie per affermarsi su questi canali e gli stessi “meccanismi di viralità” affondano le proprie radici su queste solide basi, perché non c’è nulla di più virale della spontaneità e della schiettezza.

Ecco cosa non funziona più, delle pubblicità di vecchio stampo: sono artefatte, descrivono un mondo idealizzato o banalizzato, esaltano il prodotto come se fosse sempre e comunque il migliore, raccontano l’azienda come un vero e indiscusso leader del mercato, fosse soltanto per un punto di forza marginale.

Non è più questo che gli utenti cercano. Nell’era delle recensioni, dei consigli, del passaparola in rete, le aziende hanno la necessità e il dovere di porsi sullo stesso piano di tutti gli altri utenti e di “ingaggiarli” sullo stesso piano e con la stessa spontaneità, lasciando la spocchia nel cassetto della scrivania, affollato di oggetti anacronistici e mettendo in campo la propria essenza più autentica e la propria disponibilità a un confronto aperto e sincero.

Prima di bussare alla porta di un’agenzia per “comprare” una strategia vincente, dunque, c’è un percorso da fare, in azienda. Un percorso interno, profondo, che coinvolga tutti i livelli e tutte le divisioni dell’azienda. Un percorso che parta dalla cultura aziendale e che vada a interessare tutti i processi e le catene decisionali, perché comunicare e fare marketing in rete e sui canali sociali implica un modo nuovo di concepire l’azienda e il business.

Senza questo percorso e senza questa nuova consapevolezza e disponibilità, i social media non sono altro che tempo perso e soldi buttati dalla finestra, se non addirittura una trappola. Ma evitarli non basta. La piccola rivoluzione rappresentata dal web 2.0 ha determinato principalmente una certezza: non esisterà più un web senza un “livello sociale” e dunque, indipendentemente dalle single piattaforme e dai singoli canali, con il “fattore umano” avremo sempre a che fare, in rete.

Ecco perché occorre attrezzarsi, ed ecco perché non basta aprire una pagina su Facebook o un account su Twitter o su Instagram o su chissà quale altra piattaforma. 

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