Net neutrality: cos'è e perché è importante per la rete

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La net-neutrality è un principio alla base di internet per cui le informazioni viaggiano da A a B senza che la rete si interessi di quale sia il contenuto del messaggio. Un approccio ingegneristico? Senza dubbio. E per questo privo di questioni etiche, filosofiche o morali.

Net neutrality: cos'è e perché è importante per la rete

La net-neutrality è un principio ancora valido? Alcuni elementi sono simili alla par-condicio, con la differenza che la net-neutrality è sistemica, mentre la par-condicio è imposta dalla legge.

Articolo di Serena Cominetti.

Serena CominettiLa net-neutrality è un principio alla base di internet per cui le informazioni viaggiano da A a B  senza che la rete si interessi di quale sia il contenuto del messaggio. Un approccio ingegneristico? Senza dubbio. E per questo privo di questioni etiche, filosofiche o morali. Ma, nel 2015, la rete non è più quella degli albori: ora ci sono algoritmi e monopoli.

Interrogarsi sulla net-neutrality è come interrogarsi sul concetto di par-condicio. Con una differenza: la par-condicio viene imposta per tutelare tutti (utenti e protagonisti) mentre la rete è neutrale a livello sistemico. Offre perciò a tutti le medesime possibilità.

Stiamo quindi portando un problema analogico in digitale? Per certi aspetti sì. La net-neutrality è una condizione naturale. Vero? Sì? È proprio così? No. E non è solo una questione di soldi.

Sulla carta, quindi, non ci sono barriere all'ingresso: tutti possono inviare informazioni attraverso la rete in maniera democratica. In realtà occorre acquistare un dispositivo, la rete telefonica e l'energia elettrica. Risolti questi problemi tutti possiamo accedere liberamente alla rete. Finché un governo non deciderà di censurare e imporre limitazioni.

Sicuramente un grosso contributo all'abbattimento dei costi di ingresso è arrivato dagli smartphone. Da un lato hanno permesso anche a chi non ha un'alfabetizzazione informatica di fruire della rete per conoscere e comunicare; dall'altro hanno consentito un maggior impiego della rete a favore dei canali sociali.

Comunicare diventa quindi la questione primaria. Mentre sul buon vecchio PC “facciamo cose”, con il telefonino diciamo o (più raramente) ascoltiamo. Se il tuo contenuto piace può diventare virale e socialmente rilevante. Tutti hanno la possibilità di far sentire la propria voce, ma se il contenuto non piace ad una larga fetta di utenti si perde nella rete che offre la possibilità a tutti di farsi sentire, ma la voce di alcuni è troppo debole e rimane chiusa tra le quattro mura (o i quattro follower).

La rete mi permette di essere ascoltata da tutto il mondo ma, in realtà, non è così. E, per tornare alla par-condicio: meglio essere obbligati da una legge a farsi sentire, o meglio avere un sistema che di base offre le stesse opportunità a tutti a prescindere dal contenuto?

E poi: possiamo ancora parlare di net-neutrality o chi ha i soldi e il potere può fare la voce grossa? Sì e No. Chi ha i soldi o il potere, o entrambi, può probabilmente approfittare o sfruttare un eco diverso. Ma la natura democratica della rete permette a chiunque di avere il proprio spazio, il proprio “microfono” per amplificare – tanto o poco – la propria idea. E non c'è bisogno che un organo dall'alto imponga un certo percorso, la net-neutrality fa parte della rete.

La net-neutrality fonda le proprie radici nella sua caratteristica di non interessarsi al contenuto, ma di preoccuparsi che i dati passino da A a B, e in questa sua caratteristica più profonda si trovano le difese più efficaci contro soldi e potere.

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